<%@ Page Language="C#" ContentType="text/html" ResponseEncoding="iso-8859-1" %> La Storia - Roma

Roma, fino dai primi anni della sua origine, per limitare il danno degli incendi ed ostacolare il loro propagarsi, stabilì che le abitazioni sorgessero distaccate le une dalle altre. Tale disposizione col trascorrere degli anni e col crescere della popolazione andò in disuso e ben presto si ebbero veri e propri quartieri con agglomerazioni di case di tre o quattro piani ("Insulae") costruite in gran parte con strutture in legname, vicine a magazzini di merci e di cereali, separati da strade strette e tortuose in cui venivano costipate e compresse numerose famiglie.
Alla presenza di materiali facilmente infiammabili si aggiungeva, nei luoghi dei sinistri, la costante mancanza di acqua, nonostante la presenza in città di diversi e maestosi acquedotti, che ve ne portavano grandi quantità. Non esistevano, infatti, colonne montanti di acqua che la portassero oltre il piano terreno e quando un incendio scoppiava a quei livelli era molto difficile che pochi orci o catini potessero bastare a domarlo.
Di questa situazione ci parla anche Giovenale in una delle sue satire:

Si ebbero così frequenti e gravi incendi. Tra questi grandi roghi, che culmineranno nel famoso e catastrofico incendio sviluppatosi nell'anno 64 d.C. sotto l'imperatore Nerone (54-68 d.C.) e nell'altro non meno distruttivo, avutosi durante il principato di Commodo (128-195 d.C.), la vita a Roma era un fiammeggiare quotidiano di roghi minori.
Tutte queste concause indussero i romani a istituire la prima organizzazione per prevenire e combattere gli incendi con la istituzione dei Triunviri nocturni o capitoles che vigilavano durante la notte i pericoli del fuoco avendo a loro disposizione una compagnia di schiavi famiglia pubblica, dislocata lungo le mura della città e presso le porte, alla quale spesso si aggiungevano famiglie privatae organizzate dai cittadini e che accorrevano prestando l'opera loro gratuitamente o a pagamento.
I triunviri nocturni nell'anno 289 a.C. divennero veri e propri Magistrati.

 

L'Imperatore Cesare Ottaviano Augusto nel riordinamento generale dei servizi pubblici (anno 6 d.C.) comprese anche quello relativo allo spegnimento degli incendi con la istituzione della Militia Vigilum, forte di 7000 uomini agli ardini di un capo supremo Praefectus vigilum, personaggio dell'ordine equestre, di carattere militare, con giurisdizione civile e penale, coadiuvato da un luogotenente col titolo Subraefectus.
Tanto il Prefetto quanto il Sottoprefetto dei vigili avevano a loro disposizione dei Segretari (commentarieuses) per la redazione del diario del Corpo, dei sottufficiali (corniculorius) e delle ordinanze (beneficiari).
Questa Milizia ebbe il duplice incarico della prevenzione e spegnimento degli incendi e del mantenimento della sicurezza della città.
I 7000 uomini erano raggruppati in 7 coorti, (VII Cohortes vigilum), acquartierate in sette caserme chiamate Castra e in sette posti di guardia chiamati Excubitoria, in modo che ciascuna delle XIV regioni, nelle quali era divisa la città, aveva un posto di soccorso; in tal modo i Romani fino dall'anno 6 dopo Cristo avevano adottato il decentramento dei servizi di soccorso per ridurre al minimo lo spazio di tempo necessario per iniziare lo spegnimento degli incendi.
Ogni coorte aveva 1000 uomini Vigiles dipendenti da un Tribuno, da 7 Centurioni e da vari sottufficiali principales con funzioni determinate.

Inoltre vi erano 4 medici e un certo numero di infermieri aides; il Tribuno aveva un addetto alla sua persona secutor e ogni Centurione poteva essere sostituito o aiutato da un graduato optio.

In ogni coorte vi erano: i trombettieri (bucintores) per dare i segnali gli specialisti per i servizi vari e cioè gli addetti alle pompe e alle prese d'acqua (siphonarii e aquari),
i portatori di materassi di salvataggio (emitularii), gli addetti ai bagni (balneari), gli addetti ai magazzini (horrearii), un alfiere (signifero vexillarius) che portava il gagliardetto e un ministro del culto (victimarius).
Per lo spegnimento degli incendi i Vigili avevano un materiale vario costituito da pompe, sifoni, tubi di cuoi o di legno, recipienti per l'acqua (hamac) secchi di
giunchi spalmati di pece; pertiche (perticae) scale (scalae), corde (funes), copertoni (centones), sacchi di sabbia, pelli di animali imbevute di acqua o di aceto o spalmate di vertiolo; materassi, ramponi, martelli; zappe, seghe; roncole; ecc. Inoltre dagli scritti di Vitruvio ci viene tramandata l’invenzione di una macchina detta Antlia che serviva per mettere in pressione l’acqua nei tubi permettendo di raggiungere anche i piani elevati.
L'Imperatore Claudio istituì una VIII coorte di Vigili a Ostia, ove si ammirano ancora oggi i resti di una vasta caserma presso il Teatro, con un distaccamento a Porto per proteggere i grandi magazzini del Porto Claudio e della darsena Traiana.
In seguito gli Imperatori estesero e migliorarono il numero delle coorti si era elevato a 38 con 16.000 uomini.
Dai grafiti che esistono tuttora sui muri della caserma della VII coorte al Viale del Re risulta che i vigili erano incaricati anche della pubblica illuminazione fatta con fiaccole di sego (sebaciaro) la cui origine rimonta probabilmente all'epoca dell'impero di Antonino Caracalla (210-215 d.C.).
La Militia Vigilum seguì le sorti della decadenza dell'impero specialmente dopo il trasporto della capitale a Costantinopoli.